Gay & Bisex
Manuale per trasformare un maschio attivo 9
24.05.2026 |
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"Il finestrino si abbassò, rivelando un uomo sui cinquant'anni, tarchiato, con le mani sporche di grasso e l'odore di alcol che usciva dall'abitacolo..."
Ormai la degradazione di Manuel era una voragine che non vedeva più la fine. Dopo la serata con gli amici di Christian, l'ex operaio del cantiere aveva perso anche l'ultimo briciolo di contatto con la realtà del suo passato. Nella sua testa non esistevano più i turni di lavoro, i colleghi o il rispetto di sé. C'era solo una perenne, ossessiva fame di carne, un bisogno chimico di essere riempito e usato da chiunque avesse un cazzo da offrirgli. Christian lo controllava al cento per cento: era il suo padrone, il suo gestore, colui che decideva quando, come e quanti uomini potevano disporre di quel corpo palestrato ormai completamente riprogrammato per il sesso passivo.Ma per Christian, il gioco non era ancora arrivato al suo apice. Voleva monetizzare quella sottomissione, trasformando Manuel in una vera e propria puttana da strada, un oggetto pubblico da consumare dietro pagamento nei posti più squallidi della periferia.
Il sabato successivo, verso mezzanotte, Christian entrò in camera da letto portando un sacchetto di plastica nera. Manuel era già nudo sul letto, a quattro zampe, col culo alto ricoperto da un velo di sudore eccitato, in attesa della sua dose quotidiana di cazzo.
«In piedi, cagna. Stasera si esce a fare i soldi,» ordinò Christian, svuotando il sacchetto sul materasso.
Manuel si tirò su a fatica, con le ginocchia che gli tremavano. Sul letto c'erano dei vestiti che nessuna persona normale avrebbe mai indossato: un paio di pantaloncini di jeans cortissimi, strappati, che lasciavano le chiappe praticamente scoperte, una canottiera a rete nera trasparente che metteva in mostra i pettorali e i capezzoli duri, e un paio di stivali di finta pelle lucida.
«Mettiti questa roba. Da stanotte il tuo culo appartiene alla strada,» disse Christian, mostrandogli un tubetto grande di lubrificante industriale. «Ti ho trovato un bel posto vicino alla zona industriale, dove girano i camionisti e i guardoni. Ti metti lì e prendi tutto quello che arriva. Ogni sborrata sono cinquanta euro, e i soldi li tieni in mano finché non torno a prenderti.»
La vergogna che Manuel provò in quel momento fu così violenta da fargli mancare il fiato. L'idea di stare in mezzo alla strada, vestito da prostituta, esposto agli sconosciuti, lo fece tremare. Ma mentre la sua mente cercava di ribellarsi, il suo corpo rispose da solo: il suo buco iniziò a pulsare vistoso, rilasciando una goccia densa di liquido pre-eiaculatorio che gli rigò la coscia. Era eccitato all'idea di essere umiliato in quel modo.
«Sì... sì, padrone... mi vesto... portami a battere,» sussurrò Manuel con la voce rotta, infilandosi i vestiti da puttana. I pantaloncini corti gli stringevano i fianchi, lasciando il suo culo muscoloso completamente esposto all'aria, viscido del gel che Christian gli aveva spalmato tra le chiappe prima di uscire.
Christian lo caricò in macchina e lo guidò fino a una piazzola buia e isolata, dietro i capannoni della zona industriale, illuminata solo da un lampione fioco che sfarfallava. L'aria della notte era fredda, ma Manuel bruciava di foga.
«Mettiti lì, sotto il cartello. E ricordati: non rifiutare nessuno. Devi svuotare chiunque paghi,» ordinò Christian, prima di ripartire con l'auto, lasciandolo da solo sul marciapiede.
Manuel rimase lì, al freddo, con le chiappe di fuori e le mani nelle tasche dei pantaloncini corti. Non dovette aspettare molto. Dopo dieci minuti, i fari abbaglianti di un vecchio furgone bianco rallentarono e accostarono sul ciglio della strada. Il finestrino si abbassò, rivelando un uomo sui cinquant'anni, tarchiato, con le mani sporche di grasso e l'odore di alcol che usciva dall'abitacolo.
«Quanto vuoi per quel bel culo da finocchio?» chiese l'uomo, squadrando i muscoli di Manuel e le chiappe scoperte.
«Cinquanta... cinquanta euro per scoparmi da dietro,» rispose Manuel con la voce tremante, avvicinandosi allo sportello.
L'uomo tirò fuori una banconota da cinquanta euro stropicciata e gliela sbatté sul cruscotto. «Sali dietro, muoviti. Non ho tempo da perdere.»
Manuel aprì il portellone scorrevole del furgone e salì nel retro buio, tra attrezzi e polvere. Si mise subito a quattro zampe sulla lamiera fredda, sollevando il culo coperto di gel verso lo sconosciuto che era salito subito dietro di lui. L'uomo si sbottonò i pantaloni, tirando fuori un cazzo storto, venoso e sudicio, e senza dire una parola sputò sulla punta e la piantò dritta nel buco di Manuel.
Manuel cacciò un urlo strozzato contro il pavimento del furgone. La penetrazione fu ruvida, violenta, priva di ogni delicatezza. L'uomo lo afferrò per la vita e iniziò a sbattersi dentro di lui come un animale, facendo rimbombare la lamiera a ogni colpo di reni. Manuel piangeva per l'estasi e per l'umiliazione; la sensazione di quel cazzo estraneo che gli stuprava la prostata nel buio di un furgone lo stava facendo godere in modo indicibile.
«Sì... sì, scopami... sfondami il culo... sono una puttana da marciapiede...» delirava Manuel nel buio, muovendo il sedere all'indietro per accogliere ogni spinta profonda dell'uomo. Il suo uccello, teso fino a fare male, ricominciò a spruzzare sborra da solo sulla lamiera, venendo un getto dopo l'altro unicamente per la violenza del rapporto che riceveva là dietro.
Dopo pochi minuti di colpi brutali, l'uomo cacciò un grugnito e venne dentro Manuel, riempiendogli le viscere di sborra bollente. Si sfilò subito, si ripulì con uno straccio e disse: «Scendi, muoviti.»
Manuel scese dal furgone con le gambe di gomma, lo sperma dello sconosciuto che gli colava lungo le cosche e i cinquant'anni euro stretti nel pugno tremante. Tornò sotto il lampione, sistemandosi i pantaloncini strappati, col culo bagnato e spalancato, pronto ad aspettare la prossima macchina. Era diventato una puttana pubblica, un oggetto della strada che non desiderava altro che collezionare cazzi e sborra da chiunque passasse.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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